CICLO
CAMILLE SAINT-SAËNS (1835-1921), TRA ROMANTICISMO E MODERNITÀ

Da Parigi a Las Palmas,
dagli organi della chiesa
della Madeleine alle stanze
del Palais Garnier, dalla
cupola dell'Institut de France
ai facoltosi salotti,
Saint-Saëns era dappertutto,
camaleontico e inafferrabile.

Camille Saint-Saëns non potrebbe certo lamentarsi di essere sparito dalla storia della musica. La fama internazionale del Carnaval des animaux, del Primo Concerto per violoncello, della Danse macabre, del Secondo Concerto per pianoforte, della Sinfonia «con organo» e del Samson et Dalila colloca il compositore addirittura prima di Gounod e Massenet per quanto riguarda la fortuna presso i posteri. Tuttavia, rispetto al vasto catalogo delle sue opere, molti tesori oggi sembrano essere dimenticati dai programmi dei concerti. Chi conosce i suoi Quartetti e il Quintetto con pianoforte, o l’oratorio in lingua inglese The Promised Land, o le numerose mélodies con orchestra o con pianoforte, o ancora le opere Le Timbre d’argent, Ascanio, Proserpine o Déjanire? Dopo la pubblicazione di una parte della sua corrispondenza, il Palazzetto Bru Zane ha inciso le cantate da lui presentate ai prix de Rome del 1852 (Le Retour de Virginie) e del 1864 (Ivanhoé), e in seguito la «tragedia lirica» Les Barbares, del 1901. Ognuna di queste riscoperte è stata giudicata importante, ed è parso naturale che il Centro di musica romantica francese dedicasse un ciclo a questo artista così eclettico e imprevedibile: ciò avverrà nella stagione 2016-2017, in cui verranno riproposte, in particolare, numerose sue pagine liriche (mélodies con pianoforte o con orchestra, Proserpine, Le Timbre d’argent).

La musica è una delle lingue
parlate dall'Ideale. Saint-Saëns, agosto 1873

L’uomo, in sintesi

Orfano di padre, Saint-Saëns fu cresciuto dalla madre e da una prozia; fu quest’ultima a iniziarlo al pianoforte. Straordinariamente precoce, debuttò in concerto all’età di undici anni. Due anni più tardi, lo troviamo al Conservatorio di Parigi nelle classi di Benoist (organo) e poi di Halévy (composizione). Se per due volte fallì il concorso del prix de Rome, nondimeno durante la sua carriera ottenne una quantità di riconoscimenti e nomine a vari incarichi istituzionali, tra cui l’elezione all’Académie des beaux-arts nel 1881. Virtuoso, organista della chiesa della Madeleine (1857-1877), fece grande impressione sui suoi contemporanei. Compositore fecondo e colto, si impegnò nella rivalorizzazione dei maestri del passato, partecipando alla realizzazione di edizioni delle opere di Gluck e di Rameau. Eclettico, difese tanto Wagner quanto Schumann. Da insegnante, ebbe tra i suoi allievi Fauré e Messager. In qualità di critico musicale, firmò numerosi articoli che attestano uno spirito forte e lucido, per quanto molto legato ai principi dell’accademismo. Fu questo stesso spirito a indurlo a fondare, nel 1871, la Société nationale de musique, e poi a darne le dimissioni nel 1886.

Riferimenti cronologici

Un pianista virtuoso

Formatosi alla scuola francese classica di pianoforte, per tutta la vita Saint-Saëns rimarrà un difensore del «jeu perlé», ottenuto con un uso moderato del pedale e un’articolazione molto dettagliata della diteggiatura. Può stupire che per quello che era il suo strumento abbia lasciato solo 34 opere, e che nessuno di questi si possa considerare il suo testamento musicale; tuttavia, va detto che i suoi cinque concerti per pianoforte non sono mai usciti dal grande repertorio (il secondo in particolare), nonostante la concorrenza, in tale ambito, di Schumann, Chopin, Liszt o Rachmaninov. Per Saint-Saëns, il pianoforte è più che altro un laboratorio personale. Strumento delle sue sperimentazioni tecniche (ci ha lasciato tre quaderni di sei studi ciascuno), esso è anche il confidente delle sue passioni: il ritorno al passato (Sei Fughe, Suite in fa maggiore), l’esotismo (Africa, Concerto «Egiziano», Souvenir d’Ismaïlia, Les Cloches de Las Palmas…), l’analisi scientifica legata alla trascrizione (la Sonata di Liszt e la Sonata in si minore di Chopin arrangiate per due pianoforti, la Paraphrase sur La Mort de Thaïs di Massenet, arrangiamenti vari di Beethoven, Haydn, Mendelssohn, Reber, Gounod, Berlioz…). Questo strumento è infine un mezzo di divulgazione: Saint-Saëns pianista non solo fa conoscere le proprie opere (che arrangia per pianoforte a quattro mani o per due pianoforti per facilitarne la diffusione), ma promuove attivamente quelle di Schumann, Beethoven, Mozart e della giovane generazione di compositori francesi, come Alexis de Castillon.

L'opera musicale deve avere altezza
o profondità di pensiero, la purezza
della forma che risulta dall'arte
dello scrivere, intensità di sentimenti
e originalità nell'impressione. Saint-Saëns, La Nouvelle Revue, 1879

Un catalogo eclettico

«Primo organista del mondo» secondo Liszt, Saint-Saëns compose per l’organo ancor meno che per il pianoforte. I suoi pensieri andavano tutti alla musica da camera, alla musica sinfonica e all’opera. Oltre ai già citati concerti per pianoforte (ai quali bisogna aggiungerne due per violoncello e tre per violino), gli si devono cinque sinfonie e quattro poemi sinfonici, nonché diverse ouverture da concerto. Il catalogo dei suoi lavori da camera, solidamente articolato in sonate, trii, quartetti e quintetti per le più varie formazioni, è ricco di preziose rarità: un Settimino per tromba, archi e pianoforte, una Fantasia per violino e arpa, un Caprice sur des airs danois et russes per flauto, clarinetto, oboe e pianoforte. Tale varietà mostra come Saint-Saëns abbia saputo rinnovare la propria ispirazione e uscire dai binari tradizionali, per rivolgersi a un pubblico sempre più ampio. I suoi lavori lirici lo attestano ancora di più: questo generoso produttore di mélodies con orchestra (una trentina, tutte da riscoprire) scrisse anche imponenti opere liriche che, come quelle di Massenet, mostrano un costante rinnovamento della forma e del linguaggio. In esse, il genere scherzoso (Phryné, La Princesse jaune) si affianca a quello monumentale (Henry VIII, Étienne Marcel), mentre lo stile della tragedia lirica (Les Barbares, Déjanire) si alterna a un romanticismo febbrile (Ascanio, Le Timbre d’argent), ove si notano anche accenti naturalistici (L’Ancêtre) e di dichiarato wagnerismo (Proserpine).

Un'arte «viva, nazionale
e umana!», ecco che cosa
chiedo a gran voce. Saint-Saëns, Le Voltaire, luglio 1881

Cronologia delle opere

Reazionario o pioniere?

A Saint-Saëns si guarda ancora spesso con condiscendenza, credendo di conoscere un autore di cui invece non si ha, in genere, la minima idea: Proserpine, Le Timbre d’argent, le mélodies con orchestra e altro aspettano ancora la propria resurrezione. Per giudicare la modernità di Saint-Saëns, occorre accostarvisi con ben altri mezzi che le sole partiture – le quali comunque provano che egli fu il primo a introdurre l’organo in una sinfonia e a dar forma con successo al prototipo del poema sinfonico, che stava allora muovendo i suoi primi, incerti passi. Egli presentì la necessità di creare una Società nazionale di musica che rilanciasse la produzione francese di musica da camera. Partecipò alla realizzazione delle prime riedizioni dei maestri del passato, tra i quali Gluck e Rameau, che occorreva anzitutto capire e poi trascrivere e adattare. Nella sua musica sacra si cimentò nel nuovo stile neo-palestriniano (Messa op. 4) e reinventò l’oratorio inglese nella tradizione di Händel (The Promised Land). Il XX secolo non fu per lui sinonimo di decadenza: prima di Poulenc, espresse la modernità e la particolarità della scuola francese degli strumenti a fiato (sonate per clarinetto, per fagotto, per oboe, Cavatina per trombone, Romanza per corno), e può essere considerato il primo compositore di musica per film (L’Assassinat du duc de Guise, 1908), il che basterebbe da sé a giustificare la sua iscrizione nella storia delle innovazioni. Saint-Saëns pioniere… non è forse il colmo per un artista che si è sempre presunto fosse accademico?

La Francia ha bisogno
di una scuola di musica robusta,
in grado di confrontarsi da pari
a pari con le scuole straniere. Saint-Saëns, 1876

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