CICLO
FERNAND DE LA TOMBELLE (1854-1928), GENTILUOMO DELLA BELLE ÉPOQUE

Questo compositore, autore di quasi
seicento lavori, era anche poeta,
cronista, fotografo, pittore, appassionato
di astronomia, di archeologia, di ciclismo
e di automobili...
Incontro con un umanista romantico.

Dopo Théodore Gouvy, Benjamin Godard e Théodore Dubois, il Palazzetto Bru Zane prosegue nella sua riscoperta di figure romantiche degli anni Ottanta del XIX secolo che – non avendo optato né per il wagnerismo né per la modernità francese di un Debussy – sono oggi considerate accademiche e pertanto sono del tutto dimenticate. Tra queste vi è Fernand de La Tombelle. Dotato di un temperamento ferocemente indipendente senza per questo essere rivoluzionario, è una figura interessante sotto diversi aspetti. Frequentò Grieg, Gounod, d’Indy, Massenet, Saint-Saëns (al quale fu molto vicino) e ci ha lasciato un’opera considerevole, proteiforme, stilisticamente eclettica se non atipica, che merita di essere riconsiderata non solo per quello che vale, ma anche perché illustra una forma di attività sociale e artistica in Francia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Il suo catalogo abbraccia tutti i generi ed è integrato da fotografie, disegni, dipinti, scritti – teorici o letterari – e opere di astronomia o di cucina (compreso un opuscolo su Les Pâtés de Périgueux). L’insieme costituisce il frutto del lavoro di un artista dotato di una notevole cultura generale, degna di un «honnête homme» assai attivo anche a favore dell’educazione musicale delle classi popolari.

Una musica ispirata,
persino mistica, talvolta
gioiosa, spesso malinconica,
ma sempre elegante. Antonia de Peretti Orsini, discendente di Fernand de La Tombelle

Riferimenti cronologici

Biografia

Fernand de La Tombelle nasce a Parigi in rue de Tivoli. Studia il pianoforte con la madre (brillante allieva di Thalberg e, per qualche tempo, di Liszt) e parallelamente consegue vari diplomi in materie scientifiche, letterarie e giuridiche, senza provare una vera passione per le carriere che queste offrivano. All’età di diciotto anni, decide di perfezionarsi in musica sotto la guida dapprima di Alexandre Guilmant e poi di Théodore Dubois, col quale strinse una fedele amicizia testimoniata da parecchie sue dediche. Nel 1880 sposa Henriette Delacoux de Marivault, una letterata che, sotto lo pseudonimo di Camille Bruno, pubblicò numerose pièces teatrali e poesie, alcune delle quali furono messe in musica da Massenet. Possiamo immaginare quale raffinatezza di spirito presiedesse alle discussioni tra i due, che avranno due figli. Sebbene Parigi lo abbia premiato più volte (Prix Pleyel nel 1887 e nel 1894, Prix Chartier nel 1896), La Tombelle trascorse buona parte della propria vita nel suo castello di Fayrac, nel comune di Castelnaud-la-Chapelle in Dordogna, nonché a Sarlat: un’ottima occasione per approfondire la conoscenza del locale folklore perigordino.

Non appena partorite,
le idee appartengono
al pubblico che le giudica. Fernand de La Tombelle

La musica da camera

Il catalogo di La Tombelle è tradizionale sotto vari aspetti: per le moltissime mélodies che lo costellano regolarmente, tra le quali il ciclo Pages d’amour (1912), dalle armonie ammalianti, che ricordano Chausson; e per i generi «classici» (sonata, trio, quartetto), che la Société nationale de musique promuove sin dagli anni Settanta – si trattava, infatti, di ridare slancio allo spirito francese dopo la disfatta di Sedan (1870), scontro decisivo della prima fase della guerra Franco-Prussiana. Tuttavia, La Tombelle si identifica piuttosto col modello beethoveniano, riletto attraverso il prisma di Mendelssohn e di Schumann, nel suo Trio e nel suo Quartetto con pianoforte. Lo spirito di César Franck è invece percettibile (sebbene egli non lo ammetta) nelle Sonate per violino e per violoncello, e ancor più nel suo unico Quartetto per archi, del 1895. Il catalogo del musicista comprende inoltre opere meno ambiziose ma emblematiche del suo eclettismo e della sua sensibilità: l’Andante espressivo per violoncello, la Berceuse per violino, la Fantasia-Ballata per arpa e l’originale Suite per tre violoncelli. E c’è infine una serie di innovative curiosità: l’«opera da salotto» Gargouillado (1884), Le Réveil du Poète (pagina sinfonica con voce recitante) o ancora partiture destinate ad accompagnare spettacoli di lanterna magica.

Cronologia delle opere

La Tombelle organista

L’organo offre a La Tombelle una gamma espressiva che lo attrae per tutta la vita.
A causa dei suoi frequenti viaggi, non potrà mai accettare un posto di organista principale in una chiesa parigina, ma per molti anni farà da sostituto ai suoi maestri e amici Dubois (alla chiesa della Madeleine) e Guilmant (alla chiesa della Trinité). Non si limita a eseguire la propria musica; al contrario, pratica Bach, precursori romantici come Mendelssohn e Alkan e la scuola moderna di Guilmant, Ropartz, Franck, Bréville. La varietà del suo repertorio e il suo virtuosismo ne fanno un ospite prestigioso sia in Francia sia all’estero. Nell’ambito della musica per organo il suo catalogo comprende tutte le forme consentite dai grandiosi strumenti inventati dal fabbricante Cavaillé-Coll. La sua opera più ambiziosa è sicuramente la serie di episodi sinfonici intitolata Jeanne d’Arc, mentre quella più diffusa tra i musicisti era il Finale in fa diesis maggiore. Vanno anche menzionate le sinfonie, genere tipico del post-romanticismo francese, in alcune delle quali La Tombelle sperimenta la modalità e lo stile neo-medievale. In alcune delle sue musiche di carattere religioso l’organo è anche mescolato alle voci umane: Les Sept Paroles de Notre Seigneur Jésus-Christ alternano passaggi cantati e una serie di meditazioni strumentali di grande effetto.

Mette la propria anima in ciò che fa,
e raramente l'anima dell'artista,
commossa, provoca altro che lacrime. Adolphe Yvon, pittore francese

Insegnamento e pedagogia

Verso la fine della sua vita, La Tombelle si era dato il compito di diffondere la musica al di fuori di Parigi (in particolare, nell’amato Périgord); ma operò altrettanto alacremente nella capitale, in materia di insegnamento e di programmazione. L’istituzione dei concerti d’organo del Trocadéro (con Guilmant), nel 1878, farà epoca; tali concerti si protrarranno per oltre vent’anni. Ma fu soprattutto la creazione – con d’Indy, Guilmant e Bordes – della Schola Cantorum, nel 1894, a segnare una svolta nella carriera pedagogica di La Tombelle: per quasi dieci anni egli insegnerà armonia in questo istituto concorrente del Conservatorio e fondato sulla pratica della musica sacra e del ritorno al passato. Dando l’esempio agli altri insegnanti, produrrà un catalogo di musica religiosa incredibilmente vario, in cui predominano gli oratori, che erano il suo orgoglio: Crux, L’Abbaye, Les Sept Paroles de Notre Seigneur Jésus-Christ. Parallelamente, La Tombelle si cimenta nel genere, allora assai in voga, della musica orfeonica, destinata alle masse popolari. Tale repertorio mostra un lato profano diametralmente opposto alla sua produzione sacra di ispirazione neo-scolastica. Compose una sessantina di cori per voci uguali o miste da lui formati, che, a suo parere, rappresentavano il massimo della sua produzione e in cui aveva dato il meglio di sé, come dichiarò egli stesso.